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Il piano di sterminio

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Il genocidio ha come data d’inizio simbolica il 24 aprile 1915, in quanto l’avvio del progetto predeterminato ebbe inizio proprio nella notte di quel giorno, nella città di Costantinopoli, attuale Istanbul, con il rastrellamento sistematico degli intellettuali e dell’élite armena della città. In un solo giorno scomparvero dalla comunità armena di Costantinopoli circa 270 persone appartenenti alla classe dirigente della loro nazione; l’operazione proseguì i giorni seguenti e, in un mese, circa 600 intellettuali armeni, fra cui giornalisti, scrittori, poeti, medici, avvocati e perfino deputati al Parlamento, vennero deportati all’interno dell’Anatolia e massacrati per strada. La nazione intera si ritrovò così “decapitata”.

Unitamente all’eliminazione del “cervello” della nazione, si procedette con l’eliminazione della “forza”.
Gli uomini validi erano stati chiamati alle armi a causa della guerra in atto, un decreto del gennaio 1915 aveva però stabilito il disarmo di tutti i militari armeni, che vennero costituiti in battaglioni del genio: a gruppi di 100 furono isolati e massacrati. Di 350.000 soldati armeni, nessuno si salverà.

Immediatamente dopo, viene il turno del . Il programma di sterminio degli armeni dell’Impero Ottomano si sviluppò in due tappe: da Maggio a Luglio del 1915 gli armeni delle Province (vilayet) orientali, cioè Erzerum, Bitlis, Harput, Sivas, Van, Diyarbakir e Trebisonda, da Agosto in poi gli armeni del resto dell’Impero. Camuffato inizialmente sotto il nome di “evacuazione militarmente necessaria delle zone di guerra”, il piano presentava in tutte le province la stessa procedura: eliminazione dei capi politici e dei notabili, perquisizioni e consegna delle armi, arresti ed esecuzioni in massa degli uomini, infine deportazione di anziani, donne e bambini. La destinazione apparente era la Mesopotamia, in realtà incolonnati e fatti camminare a piedi per chilometri e chilometri di altopiani desertici, in pochi arrivarono a destinazione. Le carovane si allungavano e si assottigliavano, sottoposte a furti, stupri, rapimenti e massacri compiuti da curdi, fino alla distruzione dei convogli da parte dei cetè e delle guardie. Il resto fu fatto dal caldo del giorno e dal freddo della notte, dalla denutrizione e dalle fatiche del viaggio.

Popolazione in marcia durante il genocidio armeno (foto di Armin Wegner)

Gli Armeni che raggiunsero Aleppo furono quasi mezzo milione, ma la loro condizione era disperata. Da lì vennero convogliati in fantomatici “campi di raccolta”: pochissimi li raggiunsero perché la maggioranza, spinta verso il deserto siriano (complici altri occasionali massacri), venne decimata lungo il percorso. Il calvario dei sopravvissuti ebbe il suo compimento a Deyr-es-Zor in Siria dove vennero inghiottiti dalla sabbia in una lenta agonia. La “questione armena” può dirsi risolta sin dall’estate del 1916.

entità del massacro

Quante persone sono morte? Il bilancio non può che essere approssimativo, tanto più che le cifre di partenza sono contrastanti. Va anzitutto affermato con decisione che le oscillazioni di presunti calcoli o statistiche non cambiano affatto l'entità e la sostanza della questione e l'abominevole realtà della tragedia del genocidio. Ciò premesso, si può ragionevolmente calcolare la cifra delle vittime da 1.200.000 a 1.500.000.

 

Il monumento al genocidio degli armeni sulla Collina delle Rondini, Dzidzernagapert, di Erevan

Il fatto più grave però è che la quasi totalità degli armeni di Turchia, inclusi i pochi superstiti delle regioni anatoliche, venne strappata dalla terra dove la sua identità e cultura si era forgiata e sviluppata nel corso di millenni.

A parte gli abitanti di alcune province in prossimità del confine russo, che fuggirono oltre frontiera, e le comunità di Costantinopoli e Smirne, troppo vicine a sedi diplomatiche straniere (gli armeni di Smirne subiranno tuttavia simile sorte più tardi, nel 1922, durante la sconfitta e l'esodo dei greci), è un popolo intero che scompare.

epilogo

Tale sradicamento totale spostò definitivamente il centro dell’Armenia ad est del fiume Arasse, nel Caucaso. Lì fu costituita la Repubblica indipendente d’Armenia nel 1918 che resse fino al 1920, quando fu annessa all’Unione Sovietica. Il trattato di Sèvres del 10 Agosto 1920 aveva riconosciuto il diritto all’indipendenza del popolo armeno in un’ampia area dell’Armenia storica, ma era stata una breve illusione: le azioni militari turche, culminate con l’incendio di Smirne del Settembre del 1922, provocarono la definitiva scomparsa degli armeni dall’Anatolia, “ratificata” dal trattato di Losanna del 24 Luglio 1923 tra le grandi potenze e la Turchia guidata da Mustafà Kemal, ove alla questione armena non si accennò neppure.

 

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