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ANTOLOGIA POETICA

 

Allo scopo di dare al lettore un’idea della poesia armena, dalle origini fino ai giorni nostri, abbiamo scelto alcuni brani poetici tra i più significativi, sia dal punto di vista storico-letterario che artistico.

 

Inno di Vahagn

In doglie era il cielo, in doglie era la terra,
in doglie era anche il mare purpureo,
da doglie in mezzo al mare era presa la piccola canna rossa.
Usciva fumo dalla gola della canna,
usciva fiamma dalla gola della canna,
e dalla fiamma balzava un giovinetto biondo.
Di fuoco aveva i capelli,
di fiamma aveva la barba,
e i piccoli occhi erano due soli.

          Traduzione di Boghos Levon Zekiyan

 

 

Sharakan (Inno sacro)
      O fiore mirabile

O fiore mirabile olezzante dall’Eden,
fragranza d’immortalità per i figli di Eva
da cui si sparse la morte per l’universo,
Te con benedizioni magnifichiamo.

Tu, la scioglitrice delle doglie del parto,
che eliminasti la maledizione,
Oriente del sole della vera luce,
Te con benedizioni magnifichiamo.

Sei Tu la nostra interceditrice,
Tu, vergine inesperta di nozze,
Madre immacolata dell’Emmanuele,
tempio della Parola del Padre celeste.
Te con benedizioni magnifichiamo.

 

 

Dal “Libro della Lamentazione” di Gregorio di Narek

                            Parola I

Dal profondo del cuore colloquio con Dio

Voce di gemiti di singhiozzi di pianti, di grida del cuore
innalzo a Te, a Te Veggente dei segreti.
E sul mesto fuoco che l’animo mi brucia, ponendo
l’offerta del frutto dei desideri inceneriti del mio spirito,
       squassato,
col turibolo del mio volere l’invio in alto a Te.
Accogli compiacente questo mio esiguo
tessuto di parole e non adirarti.

[……………]

                         Parola III

Signore mio, o Signore,
datore di doni,
bontà per natura,
il cui dominio si estende su tutti ugualmente,
che solo crei dal nulla ogni cosa.

Glorificato, imperscrutabile, tremendo,terribile,
terrificante, forte, violento,
insostenibile, inaccessibile, inafferrabile,
incomprensibile, ineffabile, invisibile,
insondabile, impalpabile, inesplorabile,
senza principio, senza tempo.

[………….]

Sapore di dolcezza,
coppa di letizia,
pane di vigore per le anime,
amore estraneo ad ogni oscurità,
promessa senza reticenze,

[………….]

Dono irriducibile,
destra che tutto distribuisce,
occhio che vede senza discriminazioni.

Voce di consolazione,
notizia di conforto,
slancio di gioia,
nome vivo,
dito provvido.

           Traduzione di Boghos Levon Zekiyan

 

 

Sayath Nova (1712- 1795)
              Canto XIX (da “In Forma di Parole”)

Voce hai di miele, la parola allusiva
Ti custodisca chi ti ha serva, bella,
Candore di zucchero, vita di gazzella.
Seta di Francia e raso, la mia bella.

Ma a chiamarti satin son stoffe lise,
Se ti chiamo cipresso, poi si recide,
Gazzella si può dire di molte belle…
Di te che dire? Smeraldo, la mia bella.

Se viola ti chiamo, diranno:- È del monte!-
Se gemma, diranno:- Sei fatta di pietra.-
Se luna, diranno:- Di luce sua non splende!-
Solare splendore, la mia bella.

Sempre pellegrino alla tua porta,
Occhi di rosa rossa, d’altea in boccio,
Rosea carta il palmo, la lingua penna,
Gemma emersa dai mari, la mia bella.

Nel cuor mi gettasti il seme d’amore,
La vita m’hai tolta, ritrosa e civetta,
Al tuo Sayath Nova hai dato la morte.
Prenditi la tua rovina, la mia bella.

          Traduzione di Paola Mildonian

 

 

Daniel Varujan ( 1884-1915)
        “Tu sei benedetta fra le donne…”

Maria, quando siedi su questo letto
e io davanti a te, sul tappeto, genuflesso
bacio le vene azzurre
di queste tue mani stillati luce,
sento, Maria, sotto le mie labbra calde
un essere che, goccia a goccia, beve silenzioso il tuo sangue.

Da quella notte, quando colmasti incurante
questo cuscino dei tuoi capelli,
e apristi il tuo seno al piacere, veemente,
che fece scorrere la piena del sudore dalle tue tempie,
e morì la verginità
nel tuo grembo e negli occhi celesti,
da quella notte, dalle ciglia delle tue palpebre
stillò miele; mansueta,
silenziosa tu divenisti,
la colomba dalle piume di neve
che, rannicchiata al sole, sogna
il nido da costruire….

Contemplo, ora, la consunzione soave del tuo volto
e, attraverso la tua camicia aperta, i seni dove
la tua vita si condivide, e tu
dividendoti diventi madre.
In ciascun battito della tua vena io sento
il palpito del mio stesso cuore
e lo sbocciare del fiore del mio sangue,
il cui profumo inebria me e te,
ed è l’amore di noi due.
Sii benedetta, Maria,
tu che con infinita tenerezza
la tua costola mi doni, e le tue ossa
per altre ossa spremi,
tu che divieni il solco
più puro e più fertile di tutti,
e il vaso più bello di tutti
i vasi dei gigli,
sii benedetta, in eterno.

Tu che, saggia, porti
- come gemma preziosa nell’anfora –
l’Uomo impronta di Dio nel profondo del tuo grembo,
sii tu benedetta, o Maria….

          Traduzione di Boghos Levon Zekiyan

 

 

Il carro dei cadaveri

Verso sera per le strade deserte
passa un carro cigolando.
Un cavallo sauro lo tira, dietro
cammina un soldato ubriaco.

È la bara dei massacrati, che va
al cimitero degli Armeni.
Il sole al tramonto distende
sul carro una sindone d’oro.

Il cavallo è magro: trascina a stento
il raccolto dei suoi padroni crudeli.
Con le orecchie pendenti, sembra
riflettere intensamente a quanti

Secoli servono per arrivare all’ultimo
fienile dei santi mietuti ……
E sui muri intorno la sua coda pendente
Spruzza sempre, sempre sangue.

E ancora sangue continua a sgorgare
dai cerchi delle ruote,
come se il carro trasportasse rose, come se fosse
dell’aurora il carro di fuoco.

Sono uno sull’altro i cadaveri, il figlio
nei riccioli della madre avvolto.
Uno ha ficcato l’intero pugno
nella calda ferita aperta dell’altro.

E un vecchio con la mandibola in frantumi
fissa gli occhi nel cielo,
dove una maledizione e una preghiera
si mescolano alla nera vendetta.

L’intestino uscito fuori di un altro
penzola giù dal carro:
un cane da dietro l’afferrae
si dedica a divorarlo.

Non hanno più forma né testa: portano
ferite di mille armi.
Il loro corpo è già fratello alla terra:
ecco, vanno al cimitero.

Su di loro nessuno viene a piangere
o a dare l’estremo saluto:
nel silenzio della città solo l’odore del sangue
va attorno con lo zefiro.

Ma nel buio di finestra in finestra
ecco, candele si accendono:
sono le nonne che pregano di nascosto
sulla bara rossa.

E allora su un balcone
esce bella una vergine,
e piangendo lancia un pugno di rose
sul carro che passa.

 

 

Campo maturo

La mia terra è dorata….
somiglia alla fiamma
il grano brucia
e non si consuma.

La mia terra è dorata…..
il cielo è di fuoco;
il suolo è smosso
sotto gli steli.

La mia terra è dorata……
le spighe in quattro file
si son rivestite
di ambra di sole.

La mia terra è dorata….
passano come lampi
in mezzo alle spighe
vespe e calabroni.

La mia terra è dorata….
dal mare delle onde d’oro
un passero sale,
portato dal vento.

Dormi, terra dorata,
dormi, campo maturo,
raccoglierò il tuo oro
con la falce d’argento.

 

 

Tre sorelle

Erano tre sorelle
simili alle tre Grazie:
le tre belle fecero tre voti
davanti ai tre altari.

La maggiore disse: “Dio del fulmine,
a te dedico i miei capelli d’oro”.

La mediana disse: “Scaltro Imene,
a te offro il mio anello di fuoco”.

La minore disse: “Voluttuosa Asdghig,
prendi la cintura fiorita della mia verginità”.

Colei che dedicò i suoi capelli a Zeus
sette corone di sette nazioni legò
al trono di Ardashes.

Colei che diede il suo anello a Imene
sette meravigliosi eroi generò
alla possente Armenia.

Colei che si tolse la cintura della verginità
quella divenne la sorella sofferente,
e nel bordello vendette melagrane.

          Traduzione di Antonia Arslan e Alfred Hemmat Siraky

 

 

ANTASDAN
(Benedizione per i campi dei quattro angoli del mondo)

Nelle plaghe d’Oriente
sia pace sulla terra…..
non più sangue, ma sudore
irrori le vene dei campi,
e al tocco della campana di ogni paese
sia un canto di benedizione.

Nelle plaghe dell’Occidente
sia fertilità sulla terra….
Che da ogni stella sgorghi la rugiada
e ogni spiga si fonda in oro,
e quando gli agnelli pascoleranno sul monte
germoglino e fioriscano le zolle.

Nelle plaghe dell’Aquilone
sia pienezza sulla terra…..
Che nel mare d’oro del grano
nuoti la falce senza posa,
e quando i granai s’apriranno al frumento
si espanda la gioia.

Nelle plaghe del Meridione
sia ricca di frutti la terra….
Fiorisca il miele degli alveari,
trabocchi dalle coppe il vino,
e quando le spose impasteranno il pane buono
sia il canto dell’amore.

Pubblicata nel 1914 in R. Zartarian, Meghaked (libro di letture per le scuole medie).

          Traduzione di Boghos Levon Zekiyan

 

 

Elise Ciarenz  (1897 - 1937)

I rossi destrieri

Corron veloci i rossi destrieri
i rossi destrieri dal morso di schiuma.
I ferri, incandescenti, avvampano,
gli zoccoli sprizzano fuoco e fiamme.

Si è acceso il cielo di fuoco scarlatto,
i rossi destrieri incendiano il cielo.
Volano a schiere fitte, come raffiche,
ovunque è sfida, tumulto sonoro, angoscia.

Battono i ferri, sprizzano scintille,
come frecce attraversano il futuro:
crollano al vento palazzi di marmo,
ovunque è incendio, e il fuoco è vita.

Volano, volan senza sosta, rapidi,
i rossi destrieri dal morso di schiuma;
bruciano, avvampano le loro orme,
i rossi destrieri di fuoco e di fiamma.

          Nell’interpretazione di Mario Verrdone

 

 

Ode all’Armenia

Io della mia dolce Armenia amo la parola dal sapore di sole,
Della nostra antica lira amo le corde dai pianti di lamento,
Dei fiori color sangue e delle rose il profumo ardente
E delle fanciulle di Nayiri amo la danza morbida e agile.

Amo il nostro cielo turchese, le acque chiare, il lago di luce,
Il sole d’estate e d’inverno la fiera borea stanante il drago,
Le nostre pareti inospitali delle capanne sperdute nel buio
E delle antiche città amo la pietra dei millenni.

Non dimenticherò i nostri canti lamentosi, ovunque io sia,
Non dimenticherò i nostri libri incisi con lo stilo, divenuti preghiera,
Per quanto lacerino il cuore le nostre piaghe sprizzanti sangue,
Amerò ancor più la mia Armenia amorosa, orfana, ardente di sangue.

Non vi è alcun’altra leggenda per il mio cuore colmo di nostalgia,
Simile al Narekatsi e a Kučhak non vi è fronte luminosa,
Attraversa il mondo, non vi è simile all’Ararat vetta bianca,
Qual cammino di gloria inaccessibile, il mio monte Masis io amo.

          Traduzione di Boghos Levon Zekiyan

 

 

Paruyr Sevak ( 1924 - 1971)

Preghiera del nuovo giorno

Già da 10, da 110, da 1010 anni
io ho paura,
ho molta paura
degli infiniti, ottusi credenti
dei multiformi falsi credenti.
Se siete dio, soffiate su tutte le loro candele,
smorzate tutte le loro lampade,
perché….sia la luce!
E in nessun santuario
accettate la lor offerta,
che non è loro,
ma è rubata.
Rifiutate anche la vittima promessa
Perché vittima non sia proprio la….fede:
limpida – sublime
innocente – vera.
E se siete dio,
tenete chiuse anche le vostre orecchie
alle loro insinuanti preghiere,
preghiere meccaniche, automatiche, calcolate,
con le quali ingannano non se stessi,
ma voi.
E capite una volta per sempre
Che sono molto meglio
I bestemmiatori,
perché il loro furore nasce dalla fede:
piagata – sanguinante
bruciata – schiaffeggiata
dolorante – implorante,
la fede bambina
che è nata per generare,
e, se siete padri,
non lasciate
i falsi credenti la uccidano.
Perché se è duro seppellire un bambino
ancor più duro è farlo crescere……………

          Traduzione di Gabriella Uluhogian

 

 

Salve

- Salve, -
Io dico solo questa parola,
Come mostrare il passaporto timbrato,
Come esibire il curriculum,
Come compilare un questionario.

E vorrei,
Vorrei tanto,
Che questa parola fosse
Come un passaporto
Per tutti nel mondo

E vorrei,
Vorrei tanto,
Che questa parola fosse
Come un nuovo e vero……”Apriti, Sesamo!”

- Salve, -
Dirlo al treno,
Alla nave e
All’aereo
Ed entrare come se avessi il biglietto in mano.

- Salve,-
Dirlo ad una donna sconosciuta
Ed essere amato subito,
O sentire da lei,
Che è stata già salutata.

- Salve, -
Dirlo al chiaro cielo
E venga la pioggia di cui c’è bisogno.

- Salve,-
Dirlo alla terra,
E sentire le spighe germogliare.

- Salve,-
Dirlo alla morte,
E farle capire, che è arrivata
Presto, troppo presto.
E
- Salve,-
Diventasse reale e vero “Apriti, Sesamo!”

E se tu dicessi anche all’orso
- Salve,-

Forse lui diventerebbe subito
Un giocattolo per il nostro bimbo.
Un bel giocattolo, che non si rompe e non si rovina.
Così il serpenteDiventerebbe il bastone per gli anziani,
Il coccodrillo,
Diventerebbe la cassa dei giocattoli,
Il cervo selvatico,
Diventerebbe attaccapanni,
La tempesta,
Diventerebbe un gruppo di danzatori
E l’Uomo, Uomo vero….

Non esisterebbero cose impossibili nel mondo,
Se governasse il senso del sano,
Che è diventato
- Salve,-
Nella nostra bocca,

Allora,
Come mostrare il passaporto timbrato,
Come esibire il curriculum,
Come compilare un questionario,
- Salve,-
A te
E
A voi
Cari miei conosciuti e sconosciuti.

Lasciate che l’impossibile diventi possibile
Per tutti nel mondo,
Diventi possibile domani e proprio adesso,
Diventi possibile con la parola sola
- Salve….

          Traduzione di Karen Mirzoian

 

 

Zahrat (pseudonimo di Zareh Yaltëzčian) 1924

La donna che pulisce le lenticchie

Una lenticchia – una lenticchia – delle lenticchie – una lenticchia – un sasso – una lenticchia – una lenticchia – un sasso
Una verde – uno nero – una verde – uno nero – un sasso – una lenticchia verde
Una lenticchia accanto all’altra – un sasso accanto alla lenticchia – d’un colpo una parola – una parola accanto ad una lenticchia
Poi delle parole – una lenticchia – una parola – una parola accanto a un’altra – poi una favella
E parola dopo parola un folle discorso – un canto invecchiato – un vecchio sogno
Poi una vita – una vita diversa – una vita accanto a un’altra – una lenticchia – una vita
Una vita facile – una vita difficile – perché facile – perché difficile
Ma le une accanto alle altre delle vite – una vita – poi una parola – poi una lenticchia Una verde – uno nero – una verde – uno nero –un dolore – un canto verde
Una lenticchia verde – uno nero – un sasso – una lenticchia – un sasso – un sasso – una lenticchia

          Traduzione di Claudio Gugerotti

 

 



 

Altre News

* QUOTA ASSOCIATIVA 2019:    E' possibile effettuare il pagamento durante gli incontri dell'associazione o tramite bonifico

* Articolo "San Lazaro de i Armeni"  pubblicato sulla rivista mensile padovana "Quatro Ciacoe" a pag. 38. Sede: via Adige n. 605 - 35040 Urbana (Padova), e-mail rivista@quatrociacoe.it tel. 0429.87336

E’ mancata un’amica degli armeni. Il 12 maggio, dopo breve grave malattia, si è spenta a soli 62 anni Mara Filippozzi, trevigiana. Autrice del libro “HRANT NAZARIANTZ, poeta armeno esule in Puglia” (Congedo Ed.) e di uno studio sull’artista armeno che visse e operò in Italia, Gerardo Orakian, è stata allieva di Antonia Arslan e di S.E. Boghos Levon Zekiyan. Insegnante di lettere, ha continuato negli anni a trasmettere ai suoi studenti l’amore per l’Armenia. Era spesso presente a conferenze ed eventi di carattere armonistico e, assieme al marito Gian Alberto, ha presenziato alla consacrazione ad Arcivescovo di S.E. Boghos Levon Zekiyan, svoltasi ad Istanbul nel settembre 2014. La nostra Associazione esprime vicinanza al marito e ai figli, che stanno affrontando questo grande vuoto.

* "Si segnala il  CORSO INTENSIVO DI LINGUA E CULTURA ARMENA che si svolgerà a Venezia nel mese di AGOSTO"  -  (PROGRAMMA del Corso)  

* Nuova GUIDA "ARMENIA arte, storia e itinerari della più antica nazione cristiana" di ALBERTO ELLI - Ed. TERRA SANTA, Milano 2019

* Segnaliamo la pubblicazione del LIBRO “DADIVANK" relativo al restauro conservativo di un ciclo di affreschi nel Monastero di Dadivank (Artzakh) effettuato dall'architetto Arà Zarian  (DADIVANK la rinascita della meraviglia)

* Il 24 APRILE 2019, in Francia, verrà celebrata per la prima volta la "Giornata nazionale di commemorazione del Genocidio Armeno"

* L'ultimo libro di Antonia Arslan"LA BELLEZZA SIA CON TE",  ha raggiunto la seconda edizione. (recensione) 

JEREVAN dal 4 al 6 luglio 2019, 5° Congresso Medico Internazionale 

* ARMENIA E GEORGIA  VIAGGIO NEL CUORE DEL CAUCASO   dal 2 al 10 agosto 2019, proposto dall'amica e socia Silvana Brusamolino. Iscrizioni e/o informazioni: silvana@geaway.it 

* IX Ediz. Concorso - Festival artistico "Martiros Saryan" 

* La Congregazione Armena Mechitarista propone "UN ITINERARIO sulle tracce della presenza armena a Venezia".

  


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